Quando si parla di sostenibilità nel vino, Cantina Pizzolato è stata una delle aziende pioniere, che hanno creduto per prime in un approccio strutturato e coerente lungo tutta la filiera.
Già nel 1991 la realtà vitivinicola trevigiana ha ottenuto la certificazione biologica per tutte le sue produzioni, dai frutteti ai vigneti, anticipando un percorso che negli anni si sarebbe arricchito delle certificazioni Vegan ed Equalitas. La ricerca di soluzioni in grado di ridurre l’impatto ambientale non si è, però, fermata alla coltivazione o alla produzione del vino. Anche il packaging e la gestione responsabile dei materiali sono diventati nel tempo un tassello fondamentale della strategia aziendale.

Da questa visione è nata la collaborazione con Aliplast, società del Gruppo Hera specializzata nella raccolta e rigenerazione delle materie plastiche, che ha permesso di chiudere il ciclo dei film plastici impiegati nelle operazioni di confezionamento e trasporto del vino. Si tratta di un progetto che va oltre la semplice gestione dei rifiuti. L’obiettivo è, infatti, trasformare gli scarti plastici in una risorsa, reinserendoli all’interno di nuovi cicli produttivi secondo i principi dell’economia circolare. I film plastici impiegati per proteggere e stabilizzare i pallet durante le attività logistiche vengono raccolti e conferiti ad Aliplast, che li sottopone a un processo industriale di recupero e rigenerazione della materia.

I numeri raccontano l’efficacia dell’iniziativa. Nel corso del 2025, Cantina Pizzolato ha conferito ad Aliplast quasi 20 tonnellate di film plastico, a cui si aggiungono ulteriori 2 tonnellate gestite tramite il servizio locale. Complessivamente, il 91,7% dei rifiuti plastici prodotti dall’azienda è stato destinato al riciclo, dimostrando come una gestione organizzata dei flussi possa generare risultati concreti sia sotto il profilo ambientale sia sotto quello operativo. Una volta arrivati nello stabilimento Aliplast di Istrana, gli imballaggi raccolti vengono selezionati, lavati e trasformati in granulo riciclato. Questa materia prima seconda viene poi utilizzata per produrre nuovo film plastico contenente il 30% di plastica riciclata, mantenendo le prestazioni tecniche necessarie per l’impiego nel packaging industriale. Un modello che permette di ridurre il consumo di risorse vergini senza compromettere affidabilità e resistenza dei materiali.

A tutto ciò, si aggiunge la dimensione territoriale della partnership. Entrambe le aziende hanno, infatti, sede in provincia di Treviso e collaborano all’interno di una filiera corta che riduce la distanza tra chi produce il rifiuto e chi è in grado di valorizzarlo. Una scelta che rafforza l’efficienza della gestione e contribuisce a generare benefici ambientali e logistici lungo l’intero processo.