Le imprese del largo consumo nell’era dell’incertezza

Un convegno organizzato da IBC ha riunito a Milano esponenti dell’Idm e del retail, analisti e studiosi, a confronto sulla difficile fase che stiamo vivendo e sulle strategie per il futuro. A cominciare dalla valorizzazione del made in Italy
Le imprese del largo consumo nell’era dell’incertezza

Viviamo un’epoca segnata dall’incertezza, alle prese con crisi geopolitiche, nuovi equilibri da costruire e strategie di business sempre più difficili da disegnare per aziende e retailer. Se n’è parlato in un convegno organizzato da IBCAssociazione Industrie Beni di Consumo, che ha raccolto le esperienze e i punti di vista di analisti ed esponenti del largo consumo, moderati da Maurizio Molinari, direttore di Repubblica. 

EMERGE IL SENTIMENT DELL’ATTESA

Alessandra Ghisleri, Direttrice Euromedia Research, ha aperto i lavori proponendo uno spaccato dell’Italia di oggi, che vede crescere i poveri, mostra grande prudenza nei consumi e soprattutto evidenzia il distacco tra la realtà e la percezione che gli italiani ne hanno. “Nel sentiment sul futuro emerge l’attesa (29,9%), seguita da rassegnazione (17,6%), paura (16,2%) contro il 15,9% che mostra ottimismo e fiducia”. Un marcato accento è stato posto sul corto circuito tra il crescente bisogno di ‘giustizia economica’ e la difficoltà dei governi e delle istituzioni nel trovare la ricetta giusta per soddisfarlo.

Giuliano Noci, docente del Politecnico di Milano, ha messo in evidenza “lo straordinario pregiudizio positivo sul made in Italy nel mondo”, spronando le aziende a prendere coscienza delle opportunità sui mercati internazionali, ma anche della necessità di cambiamento, per esempio in tema di strategia di marketing e commerciale e di trasformazione digitale. Tito Boeri, ecomomista dell’Università Bocconi, ha richiamato l’attenzione sulla minaccia rappresentata dall’inflazione, che “impoverisce le famiglie con reddito fisso, erode i risparmi, favorisce i debitori e a lungo andare ha effetti devastanti sul tessuto sociale”.

LA SOSTENIBILITÀ È IMPRESCINDIBILE

Nel dibattito seguito agli interventi di apertura Alessandro d’Este, Presidente IBC e Presidente e Ad Ferrero Commerciale Italia, ha affermato che “non dobbiamo rinunciare al fatto che i consumatore ci comprano in relazione alla nostra reputazione: sempre di più la loro valutazione è legata a come l’azienda porta il prodotto sul mercato. Per questo il tema della sostenibilità sociale e ambientale oggi è imprescindibile. In chiave di sviluppo, credo che il governo possa favorire gli investimenti privati e avere una politica fiscale che favorisca le aggregazioni d’imprese per competere nel mercato di domani”. 

Mara Panajia, Presidente e Ad Henkel Italia, ha sottolineato l’importanza di “coniugare qualità e innovazione, che il consumatore sa riconoscere ed è disposto a pagare”. Mentre Maniele Tasca, General Manager Selex Gruppo Commerciale, ha confermato che “gli italiani amano la qualità e l’innovazione, che devono però essere vere e accessibili. Al governo consiglierei di evitare interventi lineari a favore di quelli selettivi, per esempio a sostegno delle famiglie giovani o monoreddito”Dario Baroni, Ad McDonald’s Italia, ha evidenziato due temi che riguardano la ristorazione: l’energia, che incide ancora pesantemente, e il regolamento sul packaging waste, “pericoloso perché si sta orientando verso l’imposizione di un pack riutilizzabile, devastante a livello di costi e penalizzante per noi che abbiamo già investito per eliminare la plastica”.

Infine, Adolfo Urso, Ministro delle Imprese e Made in Italy, ha chiuso i lavori affermando che occorre razionalizzare la “giungla degli incentivi, oltre duemila nel 2021, per consentire alle imprese di orientarsi con facilità scegliendo nel tempo dovuto ciò che serve loro per i loro investimenti. Senza dimenticare gli incentivi fiscali che favoriscono l’occupazione e l’innovazione”.

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