Foodbusters contro lo spreco alimentare: volontari sorridenti. Iniziativa anti spreco.

Spreco alimentare, Foodbusters chiede l’obbligo di donazione delle eccedenze

In vista della Giornata nazionale contro lo spreco alimentare, l’associazione presenta una ricerca basata su dati Waste Watcher e Ipsos e propone un welfare sul modello francese
Foodbusters contro lo spreco alimentare: volontari sorridenti. Iniziativa anti spreco.

Lo spreco alimentare in Italia resta un problema strutturale, con costi economici, ambientali e sociali sempre più evidenti. A denunciarlo è Foodbusters ODV che, in vista della Giornata nazionale di prevenzione dello spreco alimentare, ha presentato una ricerca basata su dati Waste Watcher International e Ipsos lanciando un atto d’accusa contro le istituzioni: il recupero del cibo è ancora trattato come volontariato caritatevole e non come servizio pubblico essenziale.

Secondo l’indagine, nel 2025 ogni cittadino italiano ha sprecato in media 555,8 grammi di cibo a settimana, in calo rispetto ai 683 grammi del 2024 (-18,6%), ma ancora sopra la media europea e lontano dall’obiettivo ONU di dimezzamento entro il 2030. Le differenze territoriali restano marcate: il Centro Italia registra il dato più basso con 490,6 grammi settimanali, seguito dal Nord (515,2 grammi), mentre Sud e Isole restano le aree più critiche con 628,6 grammi pro capite. Le famiglie con figli risultano le più virtuose, con 461,3 grammi settimanali, grazie ad una maggiore pianificazione degli acquisti.

Il dato domestico rappresenta però solo una parte del fenomeno. Nella ristorazione collettiva e scolastica, quasi il 30% del cibo preparato non viene consumato: il 17% resta nei piatti e il 13% è cibo integro che finisce nei rifiuti. A monte, grande distribuzione organizzata e ristorazione commerciale continuano a produrre eccedenze gestite come un costo di smaltimento, non come una risorsa.

L’impatto economico e climatico è rilevante. A livello globale, un terzo del cibo prodotto viene perso o sprecato, contribuendo a circa il 10% delle emissioni climalteranti mondiali. In Italia, nel solo 2025 gli eventi meteorologici estremi hanno causato quasi 12 miliardi di euro di perdite agricole. A gennaio 2026, i danni nel Sud Italia hanno superato i due miliardi di euro. “Buttare cibo non è un peccato veniale, è un crimine climatico”, afferma Diego Ciarloni, Presidente di Foodbusters ODV. “Questo spreco è il carburante che scalda i mari e alimenta fenomeni devastanti come il ciclone Harry. In un Paese in bancarotta idrica, sprecare cibo significa buttare acqua ed energia che non abbiamo più”.

Foodbusters porta anche il proprio caso come esempio del paradosso italiano. Attiva dal 2017, l’associazione non dispone ancora di una sede stabile. “Abbiamo affrontato 16 mesi di burocrazia per ottenere l’uso di un auditorium per appena 1,5 ore a settimana, uno spazio inadatto alla gestione delle eccedenze”, denuncia Ciarloni. Solo di recente è arrivato un furgone elettrico in comodato d’uso dal Comune di Falconara Marittima, ma l’operatività resta affidata al volontariato. Critica anche la posizione sulle app antispreco: “Non recuperano cibo, lo vendono. Trasformano l’eccedenza in profitto residuo e rafforzano l’idea che il cibo sia solo una merce, non un bene comune”.

Particolarmente duro il giudizio sul sistema scolastico. Nonostante gli incontri educativi, nelle mense continua a essere sprecato circa il 30% del cibo. “Parlare di ambiente senza attivare un recupero strutturale nelle mense è retorica che offende le nuove generazioni”, sottolinea il Presidente.

Per uscire dalla marginalità, Foodbusters ODV ha avanzato tre proposte per il 2026:

  • Professionalizzare il recupero alimentare, trasformandolo in un servizio remunerato finanziato da una quota fissa della Tari;
  • Obbligo per i Comuni di fornire sedi operative stabili alle organizzazioni di recupero, anche per garantire il servizio civile;
  • Obbligo di cessione gratuita delle eccedenze per la Gdo, sul modello francese, per superare il greenwashing e ridurre frodi e sprechi.

Nato ad Ancona nel 2016 da un’idea di Diego Ciarloni e Simona Paolella, il progetto Foodbusters opera oggi in tutta Italia, con interventi nelle Marche, Sicilia, Umbria, Emilia-Romagna e Abruzzo, recuperando cibo di qualità da eventi privati e aziendali e redistribuendolo, nel rispetto delle norme igienico-sanitarie, a enti e strutture sociali. Ogni recupero è tracciato online, dal ritiro alla consegna.

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