retail food sostenibile-Economia circolare: Terra con frecce di riciclo e frutta. Sostenibilità, consumo responsabile.

Retail food sostenibile, l’Italia accelera: filiera corta al 90% e sfusi all’82%

Dal barometro del retail sostenibile di BearingPoint emerge un consumatore più maturo: pratiche green diffuse, attenzione al prezzo e fiducia nei brand in flessione
retail food sostenibile-Economia circolare: Terra con frecce di riciclo e frutta. Sostenibilità, consumo responsabile.

L’Italia si conferma tra i mercati europei più avanzati nella transizione verso un retail food sostenibile. A certificarlo è la nuova edizione del barometro del retail sostenibile di BearingPoint, basato su un’indagine condotta nel 2025 su 4.000 consumatori in cinque paesi europei, che fotografa un cambiamento ormai strutturale nelle abitudini di acquisto.

FILIERA CORTA PILASTRO DEL FOOD RETAIL SOSTENIBILE

Nel comparto retail food, la filiera corta si consolida come elemento distintivo del modello italiano: coinvolge il 90% dei consumatori, il valore più alto in Europa, a fronte di una media europea del 77%. La pratica continua a crescere nelle fasce 18-49 anni, mentre registra un lieve arretramento tra gli over 50 (-3%), pur mantenendosi su livelli tra i più elevati del continente. Il dato evidenzia una forte integrazione culturale del consumo locale e di prossimità, che resta centrale nelle scelte alimentari anche in un contesto di incertezza economica.

SFUSI: CRESCITA TRAINATA DAGLI OVER 50, CALO TRA I GIOVANI

Diversa la dinamica per gli acquisti sfusi, che coinvolgono complessivamente l’82% degli italiani. Qui emerge un’inversione generazionale: sono gli over 50 a rafforzare l’adozione di questa pratica, mentre tra gli under 35 si registra un calo significativo di 15 punti percentuali rispetto al 2024. Un segnale che apre interrogativi sulla capacità dei format sostenibili di intercettare le nuove generazioni nel lungo periodo.

BIOLOGICO IN FLESSIONE, MA SOPRA LA MEDIA UE

Dopo anni di crescita, anche il biologico mostra una contrazione: la quota di consumatori scende al 79%, con un calo concentrato soprattutto tra gli under 49. Nonostante ciò, l’Italia mantiene un posizionamento superiore alla media europea del 74%.

Nel frattempo, resta prevalente l’acquisto di prodotti di allevamento (74%), ma aumenta la quota di consumatori che dichiara di ridurne il consumo, segnalando una progressiva evoluzione delle diete verso modelli più sostenibili.

PREZZO CENTRALE E FIDUCIA NEI BRAND IN CALO

Sul fronte della relazione con i brand, il barometro registra una riduzione della fiducia: solo il 68% degli italiani dichiara di credere nelle iniziative di sostenibilità di retailer e produttori, in calo rispetto al 2024. Il consumatore food del 2025 appare più informato e meno incline a credere a promesse non supportate da dati verificabili e azioni concrete.

Nonostante ciò, la disponibilità a riconoscere un valore economico alla sostenibilità resta elevata: l’80% degli italiani è disposto a pagare un sovrapprezzo per prodotti realmente sostenibili. Il 41,6% privilegia la sostenibilità anche a fronte di prezzi più alti, contro un 19,6% che mette al primo posto il potere d’acquisto, a dimostrazione di un mercato orientato al valore percepito più che alla contrapposizione prezzo-green.

UN’OPPORTUNITÀ STRATEGICA PER IL FOOD RETAIL

Il barometro del retail sostenibile di BearingPoint conferma che, anche nel food, la sostenibilità non è più una leva reputazionale bensì un fattore competitivo strutturale. Per brand e distributori del largo consumo alimentare, la sfida è trasformare pratiche ormai diffuse, filiera corta, sfusi, riduzione degli sprechi, in modelli di business misurabili, trasparenti e coerenti, capaci di rispondere a consumatori sempre più esigenti.

© Riproduzione riservata