I risultati della survey di Food, condotta su un campione rappresentativo della community di 18.500 imprese (industria e Gdo) tra il 20 febbraio e il 10 marzo 2026, e presentati lo scorso 19 marzo in occasione di Food Match presso il Parco Center di Milano, offrono una fotografia nitida di un settore che ha scelto l’innovazione come principale “antidoto” contro l’instabilità macroeconomica.
In un contesto dominato dall’incertezza, le aziende italiane non si fermano: il 30,9% degli intervistati dichiara infatti di voler aumentare gli investimenti in innovazione nel corso del 2026, considerandola un focus strategico imprescindibile per mantenere la competitività. Tuttavia, la natura di questi investimenti sta cambiando, spostandosi verso un modello più oculato e meno incline al rischio puro.
L’era dell’innovazione incrementale e del valore reale
Il dato più significativo emerso dal confronto milanese riguarda la natura stessa del cambiamento: il 74,1% degli operatori definisce l’innovazione odierna come prevalentemente incrementale, legata a estensioni di gamma e restyling. Solo il 12,3% punta su innovazioni di tipo “breakthrough” o disruptive. Questo riflette un approccio estremamente concreto: le aziende non cercano soluzioni che stravolgano il mercato dall’oggi al domani, ma preferiscono concentrarsi su soluzioni migliori per problemi quotidiani. Non a caso, tra i criteri decisivi per valutare un nuovo prodotto, la differenziazione dell’offerta per funzionalità e benefici specifici (48,2%) e il posizionamento strategico di lungo periodo (46,9%) pesano molto più della marginalità immediata.

La sfida della sostenibilità redditizia e le barriere di mercato
Un altro tema centrale discusso al Parco Center è il legame indissolubile tra etica e bilancio. Se la Salute & Benessere è ormai considerata una “commodity” non negoziabile (indicata come direttrice futura dal 58% del campione), così come si fanno sempre più largo soluzioni funzionali e dall’alto contenuto di servizio che facciano risparmiare tempo e che siano convenienti (42% del campione), la sostenibilità sta affrontando una prova di maturità.

La principale barriera all’innovazione oggi è infatti la sostenibilità economica e finanziaria, citata dal 54,3% delle imprese. Il mercato chiede prodotti “buoni” per l’ambiente e per l’uomo, ma il consumatore non è sempre disposto a sostenerne il sovrapprezzo, costringendo le aziende a puntare sulla Value Innovation (35,8%), ovvero la ricerca del miglior rapporto qualità/prezzo possibile attraverso formati accessibili e processi produttivi ottimizzati.

Come evidenziato nelle conclusioni di Food Match, l’innovazione oggi ha cambiato volto seguendo tre direttrici fondamentali che operano in sinergia. Innanzitutto, l’innovazione è diventata pragmatica: le aziende hanno smesso di cercare soluzioni “disruptive” mirate a stravolgere il mercato con effetti speciali, preferendo concentrarsi su soluzioni migliori per i piccoli ma significativi problemi della vita quotidiana. In secondo luogo, il benessere è ormai la nuova “commodity”, poiché il consumatore moderno non è più disposto a scendere a compromessi sulla propria salute; se un prodotto non garantisce benefici chiari, viene semplicemente escluso dal carrello. Infine, la sostenibilità ha compiuto il passo decisivo verso la maturità: deve necessariamente essere redditizia. L’approccio “green” deve cioè sapersi integrare con la sostenibilità finanziaria, trasformandosi da costo aggiuntivo in un asset competitivo capace di generare valore reale e duraturo per tutta la filiera
Leggi l’articolo completo sullo Speciale Prodotti 360. Accedi a Food Insights o clicca qui:
Lavori nella Gdo? Per te l’accesso è gratuito. Clicca qui:
