Il settore agroalimentare italiano, pur affrontando un contesto macroeconomico complesso segnato da inflazione e volatilità delle materie prime, non rallenta il suo impegno verso la sostenibilità. Secondo il report “La sostenibilità nel food – Sfide e opportunità strategiche“, realizzato da Deloitte in collaborazione con l’Università di Parma, oltre il 70% delle imprese del comparto ha già definito strategie ESG specifiche e misurabili.
L’impegno concreto lungo la filiera
La ricerca, presentata a Parma di fronte a un parterre di istituzioni e player del mercato, scatta una fotografia di una filiera in profonda trasformazione. I dati evidenziano un’attenzione capillare: l’81% delle aziende ha implementato piani per l’utilizzo delle risorse e l’economia circolare, mentre l’80% ha adottato programmi dedicati alla tutela del suolo. Sul fronte del packaging, il 68% delle realtà ha fissato target vincolanti per rendere le confezioni interamente riciclabili, riutilizzabili o compostabili entro il 2030.
La sostenibilità come leva di business
“La sostenibilità non è più un tema di compliance, ma una leva di competitività”, sottolinea Valeria Brambilla, Ad di Deloitte & Touche. Le imprese che integrano gli obiettivi ESG nella propria strategia industriale risultano, infatti, più resilienti e attrattive, sia per i consumatori finali che per i talenti emergenti. Un trend confermato anche dalla governance: il 92% delle società analizzate ha istituito organismi dedicati alla sostenibilità, garantendo una supervisione strategica di alto livello.
Sebbene il monitoraggio delle emissioni Scope 3 rappresenti ancora una sfida complessa per il 70% delle aziende, il settore ha dimostrato una solida maturità. La tracciabilità delle materie prime e l’ottimizzazione dei processi produttivi, finalizzata a contrastare lo spreco alimentare, sono ormai considerate basi imprescindibili per la creazione di valore nel lungo termine.
