Petto di pollo grigliato con fagiolini, pomodorini e prezzemolo, un piatto sano della filiera avicola italiana.

Carni Bianche, nel 2025 consumi record da 22,47 kg pro capite

Presentati a Bologna i dati Unaitalia 2025: confermato il primato delle carni bianche, che coprono il 44% degli acquisti delle famiglie. La filiera avicola vale 9,7 miliardi e conta 64.000 addetti
Petto di pollo grigliato con fagiolini, pomodorini e prezzemolo, un piatto sano della filiera avicola italiana.

La filiera avicola italiana continua a crescere e rafforza il proprio ruolo strategico per l’economia e la sicurezza alimentare del Paese. I dati presentati da Unaitalia – l’associazione dei produttori di carni avicole e uova – in occasione dell’Assemblea dei Soci, svoltasi oggi a Bologna, evidenziano nel 2025 un settore solido, competitivo e capace di rispondere alle esigenze dei consumatori. La produzione nazionale di carni avicole è aumentata dell’1,73% rispetto al 2024, mentre i consumi pro-capite hanno raggiunto il massimo storico di 22,47 kg (+1,91%), confermando il ruolo centrale delle carni avicole nelle abitudini alimentari degli italiani. Oggi nove italiani su dieci le consumano e il comparto rappresenta il 44% degli acquisti complessivi di carne delle famiglie. La crescita dei consumi si accompagna a un elevato livello di autosufficienza produttiva, pari al 105,1%, che consente alla filiera di contribuire in modo significativo alla stabilità degli approvvigionamenti alimentari nazionali. 

Andamento positivo anche per il settore delle uova che, secondo i dati Ismea, registra una crescita del +15% a valore e del +7,4% a volume. I consumi raggiungono la quota di 234 uova pro-capite, in aumento del +7,3% rispetto all’anno precedente.

“Le carni bianche e le uova confermano il proprio ruolo di alimenti nutrienti, accessibili e in grado di rispondere alle nuove esigenze dei consumatori – afferma il Presidente di Unaitalia, Antonio Forlini –. I risultati del settore italiano sono in linea con le principali tendenze internazionali. Le stime OCSE/FAO indicano, infatti, che oltre la metà della crescita dei consumi mondiali di carne prevista entro il 2030 sarà assorbita dalle produzioni avicole, a conferma della loro crescente importanza nei sistemi alimentari globali”.

Tabella bilancio italiano carni avicole 2024-2025: dati su produzione, importazione, esportazione e consumi di pollo e tacchino.

FILIERA STRATEGICA PER ECONOMIA, OCCUPAZIONE E TERRITORI 

Con circa 64 mila addetti e un fatturato di 9,7 miliardi di euro nel 2025, la filiera avicola rappresenta uno dei comparti più rilevanti dell’agroalimentare italiano. Il valore complessivo è composto da 6,2 miliardi di euro generati dal settore delle carni avicole e da 3,73 miliardi di euro dal comparto delle uova.  Alla base di questi risultati vi è il modello della filiera integrata, che garantisce elevati standard di controllo, tracciabilità e sicurezza lungo tutte le fasi produttive. Un modello che ha consentito di conseguire risultati significativi anche sul fronte della sostenibilità, come dimostrano la diminuzione del 96% nell’utilizzo di antibiotici negli allevamenti nell’ultimo decennio e una quota pari al 35% della produzione nazionale che risponde a standard di benessere animale superiori ai requisiti minimi previsti dalla normativa.

I risultati del comparto arrivano tuttavia in un contesto internazionale caratterizzato da forti elementi di incertezza. Le tensioni politiche in Medio Oriente e le criticità lungo le principali rotte commerciali mondiali stanno alimentando volatilità nei mercati dell’energia, dei fertilizzanti e delle materie prime agricole, con inevitabili ripercussioni sui costi di produzione delle filiere zootecniche. A ciò si aggiungono le sfide legate alla politica commerciale europea e alla necessità di garantire condizioni di concorrenza eque per le imprese del settore. 

Il presidente di Unaitalia Furlaini commenta i record di consumo di carni bianche in Italia davanti al logo aziendale.

“Accogliamo con favore il cambio di approccio dell’Europa, che appare oggi più pragmatico, più attento alla competitività delle imprese e maggiormente orientato a coniugare sostenibilità economica, ambientale e socialedichiara Forlini –. Ma il contesto attuale chiede anche una chiara tutela degli interessi strategici europei. È necessario rafforzare la resilienza delle filiere e le fonti di approvvigionamento di materie prime strategiche, così da garantire continuità produttiva, occupazione e sicurezza degli approvvigionamenti alimentari. Al tempo stesso, l’apertura a nuovi mercati deve procedere nel rispetto del principio di reciprocità. Non è sostenibile chiedere ai produttori europei standard sempre più elevati sul piano sanitario, ambientale e del benessere animale senza pretendere analoghe garanzie da chi esporta verso il mercato comunitario. Solo così sarà possibile evitare forme di concorrenza sleale, tutelare gli investimenti delle imprese e preservare un patrimonio produttivo che genera valore economico, occupazionale e sviluppi sui territori”. La filiera avicola italiana contribuisce ogni giorno alla sicurezza alimentare del Paese e alla competitività dell’intero sistema agroalimentare nazionale. Difenderne la capacità produttiva significa rafforzare la resilienza dell’Italia e dell’Europa e garantire ai cittadini prodotti sicuri, accessibili e di qualità anche in una fase storia caratterizzata da crescenti instabilità globali”

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