Il mercato italiano delle farine e dei mix è in lieve ripresa. Secondo i dati NIQ (a.t. 29.03.2026), il comparto ha generato un giro d’affari di 360 milioni di euro e un volume di vendita di oltre 279 milioni di kg, registrando una crescita rispettivamente del +1,7% a valore e +1,3% a volume. Un netto cambio di passo dopo il balzo all’indietro riscontrato nelle 52 settimane precedenti (a.t. 30.03.25), che avevano chiuso a -2,9% e -1,9%. L’incremento del fatturato riguarda quasi tutte le aree geografiche. In testa alla crescita si posiziona l’Area 4 (+4,1%), seguita dall’Area 3 (+2,3%) e dall’Area 2 (+1,1%), mentre resta in lieve contrazione solo l’Area 1, che registra un -0,5% a valore e un -0,1% a volume.
Guardando alle diverse categorie di prodotto, si notano andamenti divergenti. Le farine di granturco e mais sono le uniche a decrescere contemporaneamente sia a valore (-1,4%) sia a volume (-2,2%). Si registra un segno negativo anche per il fatturato della pastella per frittura e impanatura (-1,3%), che riesce tuttavia a recuperare sul fronte dei chilogrammi venduti con un incremento del +1,5%. Al contrario, si evidenziano ottime performance per le “altre farine”, capaci di crescere del +8,1% a valore e del +6,3% a volume, seguite a stretto giro dal segmento delle farine e miscele senza glutine, in aumento del +7,8% a valore e del +4,6% a volume. Mostra un buon andamento anche il segmento delle miscele di farine (+4,6% a valore e +4,4% a volume), mentre tengono la posizione con incrementi più contenuti le farine di grano tenero (+0,7% a valore e +1,4% a volume) e quelle di grano duro (+0,7% a valore e +0,3% a volume).
Polenta rapida: tengono i volumi in iper e super
Nei primi quattro mesi del 2026, il mercato domestico della polenta rapida mostra una sostanziale stabilità nel sell-out, ma con forti differenze a seconda del canale. Se l’asse formato da Iper e Super registra un balzo a volume del +4,3% grazie al sostegno dei brand leader, il canale Discount evidenzia una flessione del -8,2% (Fonte: dati aziendali su base NielsenIQ al 19.04.2026). L’andamento complessivo della categoria resta fortemente condizionato dalle politiche promozionali e da una spiccata stagionalità, che penalizza i consumi durante i mesi con temperature miti e li rilancia prontamente in presenza di instabilità climatica o freddo.
Semola di grano duro: l’imperativo della costanza qualitativa
Le rese agricole della semola rimacinata sono fortemente condizionate da eventi climatici sempre più avversi ed estremi, che stanno causando forti oscillazioni produttive. Per garantire uno standard qualitativo costante del prodotto finito nonostante queste avversità, i top player stanno modificando profondamente le proprie strategie di approvvigionamento lungo la filiera.
Un importante attore del mercato ha intensificato gli investimenti per diversificare le fonti di grano duro d’alta qualità, affiancando alla produzione nazionale origini estere selezionate, come Arizona, California e Australia, muovendosi attraverso rigorosi protocolli tracciati. Questa strategia permette di minimizzare l’impatto delle crisi produttive locali. A ciò si aggiungono investimenti strutturali integrati, che includono la realizzazione di nuovi silos di stoccaggio adiacenti ai mulini, accordi di filiera più stabili e remunerativi basati sul raggiungimento di determinati standard qualitativi, e investimenti nell’efficienza energetica tramite parchi fotovoltaici, utili a garantire competitività e stabilità operativa.
L’Indice FAO cereali torna a salire
Ad aprile 2026, l’Indice FAO dei prezzi dei cereali ha registrato un aumento dello 0,8% su base mensile e dello 0,4% su base annua, spinto dal rincaro di quasi tutte le principali colture, ad eccezione di sorgo e orzo.
A pesare sulle quotazioni mondiali del grano sono soprattutto le preoccupazioni per la siccità negli Stati Uniti, le previsioni di scarse piogge in Australia e la contrazione delle superfici coltivate per il 2026, dovuta alla scelta degli agricoltori di orientarsi verso colture meno dipendenti dai fertilizzanti. I costi di questi ultimi restano infatti elevati a causa dei rincari energetici e della sostanziale chiusura dello Stretto di Hormuz. Di conseguenza, la FAO ha rivisto leggermente al ribasso la produzione mondiale di grano per il 2026, stimandola a 817 milioni di tonnellate, un dato che cala di circa il 2% rispetto alle rilevazioni precedenti ma che si mantiene comunque superiore alla media degli ultimi cinque anni.
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