Il comparto cerealicolo nel bolognese affronta una fase di profonda incertezza. Il grano duro, coltura strategica che nel territorio occupa storicamente tra i 17.000 e i 20.000 ettari su una superficie complessiva di 54.000, si trova oggi stretto in una morsa economica molto problematica. Con quotazioni ferme sotto i 300 euro alla tonnellata, le imprese agricole denunciano l’impossibilità di coprire i costi di produzione, paventando un drastico ridimensionamento delle superfici coltivate per le prossime stagioni.
Allarme rosso per la redditività
A sollevare il caso è Confagricoltura Bologna. Analizzando l’ultimo listino della Commissione unica nazionale (Cun), che posiziona i prezzi indicativi del prodotto del Nord Italia in un range compreso tra 245 e 295 euro alla tonnellata, Davide Venturi, Presidente dell’organizzazione, non usa mezzi termini: “Senza redditività, la conseguenza sarà inevitabile: meno semine, meno produzione italiana e una crescente dipendenza dalle importazioni“. Il rischio concreto, secondo l’organizzazione agricola, è una progressiva riduzione delle superfici coltivate, con ripercussioni sulla continuità delle imprese, sulla vitalità delle aree rurali e sulla capacità di approvvigionamento della filiera nazionale.
“La sovranità alimentare non può restare uno slogan“, prosegue Venturi. “Servono accordi di filiera più equilibrati, capaci di distribuire correttamente il valore tra tutti gli operatori, strumenti che premino la qualità del prodotto italiano e condizioni economiche che permettano agli agricoltori di rimanere sul mercato. Senza redditività non può esserci futuro né per le imprese agricole né per il territorio”.
Per Confagricoltura Bologna, “lasciare le aziende esposte esclusivamente alle oscillazioni del mercato significa accettare una progressiva concentrazione della produzione, la riduzione del numero delle imprese e l’abbandono delle aree rurali. Le politiche agricole e gli strumenti di filiera devono invece contribuire a garantire stabilità, programmazione e una remunerazione adeguata del lavoro e degli investimenti“.
