Conserve

Conserve Italia, così nascono i succhi

Viaggio a Massa Lombarda, in uno dei nove siti del leader delle conserve vegetali, dove tutto l’iter di trasformazione della frutta in succo è controllato: dalla terra fino all’imbottigliamento

Bisogna addentrarci in una fetta di territorio italiano, parte di quella ribattezzata ‘Food Valley’, per poter vedere dove e come nascono i prodotti di Conserve Italia. In un’area al confine tra Emilia e Romagna, si percorre Via Selice, strada provinciale di antica costruzione romana che in passato collegava Imola al mare, fino a raggiungere il chilometro 18,550 e accedere allo stabilimento di Massa Lombarda, uno dei nove stabilimenti produttivi appartenenti alla cooperativa emiliana. Subito balza all’occhio una curiosità: il cartello indica che la struttura si trova nella piccola frazione di Fruges che, guarda caso, significa…“frutta”.

Totale controllo della filiera

È dunque in questo luogo e nei terreni coltivati intorno che Food ha deciso di recarsi per comprendere l’essenza di un ingranaggio metodico, controllato ed elaborato, che parte dalla raccolta del frutto e termina nell’imbottigliamento. Una filiera lungo la quale emerge la passione di chi, ognuno con il proprio grado di competenza professionale, mette a disposizione la sua esperienza. Dal contadino all’agronomo, dal responsabile qualità e sicurezza a colui che segue passo dopo passo il ciclo produttivo e annota, segna, comunica eventuali errori e anomalie. Nulla è lasciato al caso. L’attenzione richiesta è massima e il gioco di squadra collaudato in ogni singolo reparto.

Alla scoperta del campo

Prima di entrare all’interno della struttura, è doveroso studiare ciò che avviene all’esterno, vale a dire nei campi dove il frutto nasce e cresce per poi essere raccolto e il giorno stesso trasformato in succo. In quest’ottica, Conserve Italia ha stretto partnership con 192 aziende selezionate. Sono realtà agricole che hanno deciso di aderire al nostro progetto e tramite le quali possiamo contare su circa 700 ettari di terreno coltivato – afferma Daniele Piva, Responsabile Frutta di Conserve Italia. Quando saremo in piena produzione, pensiamo fra un paio di anni, disporremo di 300mila quintali da dedicare completamente all’industria, usufruendo di tutta una serie di varietà e con caratteristiche organolettiche al di sopra della media.

A destra Daniele Piva, Responsabile Frutta di Conserve Italia

Sapori del passato, aromi futuri

A seconda poi della stagione e del clima, è possibile riscoprire antiche tipologie ‘d’antan’ che, una volta lavorate, permettono di conferire ai succhi colori, sapori e profumi naturali di grande valore che si pensava definitivamente smarriti. Il fascino del passato che ritorna, ma attenzione alta anche per il futuro che avanza: C’è molta attesa per un nuovo progetto di filiera dedicato alla frutta biologica che andrà a regime in pochi anni e si svilupperà su 100 ettari di terreno con produzione di mele, pesche, pere e albicocche, svela in merito l’esperto agrario del gruppo.

I centesimi che fanno la differenza

Il valore aggiunto di queste aziende agricole è, dunque, un plus che Conserve Italia s’impegna a retribuire nella maniera più rispettosa possibile, premiando il lavoro di ogni singolo partner. Insieme alle cooperative socie – dichiara Daniele Pivastipuliamo dei contratti con questi produttori ai quali forniamo la pianta e l’impianto produttivo. Dopodiché, garantiamo un reddito minimo vantaggioso in termini di centesimi al kg (un importo superiore a quello del mercato fresco) e che ha una durata temporale a seconda delle tipologie
di frutta prodotta.

Il processo di trasformazione

Dai campi di raccolta passiamo alla fase successiva, relativa alla trasformazione della frutta. All’interno dello stabilimento, dove lavorano 115 dipendenti fissi (con l’aggiunta di un altro centinaio reclutato su base stagionale), si producono succhi di frutta sia per i principali marchi di Conserve Italia (Yoga, Valfrutta, Derby Blu e Jolly Colombani), sia per conto terzi. L’iter prevede che la frutta una volta raccolta nelle campagne sia subito trasportata nell’impianto di lavorazione dove, nell’ordine, viene pesata, stoccata e sottoposta al primo controllo di accettazione catalogata. Superati questi passaggi iniziali, si avvia la lavorazione. È un processo a fasi che ci permette di avere un controllo completo della filiera: dal campo fino alla bottiglietta di vetro o al brick – spiega Renzo Draghetti, Direttore dello stabilimento. Ogni giorno in questo luogo sono prodotti mediamente 600mila litri di succhi di frutta, per un totale annuale che si aggira intorno ai 112/115 milioni di litri.

L’importanza di essere ‘green’

E per una realtà come Conserve Italia, particolarmente attenta alla qualità, purezza e naturalezza della materia prima, è più che lecito attendersi un impegno di natura sostenibile. Impegno confermato da ciò che avviene nello stabilimento di Massa Lombarda. Aderiamo alla normativa europea Aja rispettandone ampiamente i parametri – fa sapere Renzo Draghetti. Molte cose sono cambiate in questi anni. Per esempio, nel 2004 il consumo totale di acqua per la produzione di un succo di frutta si aggirava intorno agli 8 litri, mentre oggi siamo riusciti ad abbassarlo a 3,6 litri. Inoltre, ci siamo dotati di un cogeneratore in grado di produrre l’80% dell’energia elettrica che utilizziamo per le attività produttive. Sfruttiamo, poi, il calore prodotto dai fumi di scarico per ottenere acqua calda e vapore che utilizziamo nella nostre filiere.

Guarda tutto il docu-video della nostro reportage:

 

 

© Riproduzione Riservata