Dolciario

Melegatti, miracolo di Natale

La campagna social di salvataggio solidale a favore della storica azienda veronese ha funzionato: 1,5 milioni di pandori già venduti. E ora si pensa al "piano-colombe" di Pasqua

Il miracolo natalizio per Melegatti è arrivato in anticipo. La storica azienda veronese in crisi finanziaria, grazie alle campagne social e alla mobilitazione nei supermercati, non solo ha riacceso i forni dopo l’investimento di un fondo maltese ma ha già venduto oltre 1,5 milioni di pandori e ora si prepara al “piano-colombe” in vista di Pasqua. Entro marzo, poi, andrà in Tribunale con un accordo di ristrutturazione del debito. La risposta dei clienti è stata ottima e l’obiettivo è stato centrato: è stato dimostrato che questo è un prodotto fantastico, dal marchio fortissimo, commenta a Il Corriere del Veneto il nuovo direttore generale di Melegatti Luca Quagini forte dei numeri raggiunti.

Mobilitazione social

I riflettori puntati sull’azienda sono tanti. Ma a rincuorare tutti è stato proprio il  boom di acquisti verificatosi grazie alla mobilitazione del web. Il prossimo obiettivo? Ottenere l’autorizzazione per procedere con il piano di produzione per Pasqua. Una risposta che ci arriverà sicuramente prima della fine del 2017, conclude Quagini. Le ultime settimane per la storica azienda sono state dure. Dopo la chiusura shock di ottobre, per investimenti non produttivi e fornitori e lavoratori che non venivano pagati, si è ripartiti il 9 novembre con l’avvio della procedura di concordato con riserva presso il tribunale di Verona. Poi l’arrivo del pool di investitori, guidati da Quagini, con un investimento da 6 milioni di euro per la campagna di Natale. E altri 10 milioni di euro pronti per la campagna di Pasqua. Il 20 novembre è stato sfornato il primo pandoro nello storico stabilimento di San Giovanni Lupatoto. E, in poche settimane, il raggiungimento del traguardo degli oltre 1,5 milioni di pandori venduti grazie alla mobilitazione sui social e nei supermercati. Ma la strada per salvare l’azienda è ancora in salita: entro marzo dovrà essere presentato in tribunale un accordo di ristrutturazione del debito. Lo stesso verrà pubblicato sul registro delle imprese e dovrà essere approvato dal Tribunale di Verona. Solo allora, e sarà già aprile, si potrà dire che Melegatti è salva.

Cassa integrazione

Intanto, dalla settimana prossima potrebbe tornare la cassa integrazione. Questa almeno è l’intenzione che l’azienda ha manifestato giovedì scorso durante un incontro con il sindacato. Dal canto suo il sindacato non ha dato il via libera (utile ma non indispensabile) per l’avvio della cassa e si sta attivando per organizzare assemblee con i lavoratori. L’azienda ha riferito al sindacato che produrre di più in questo momento non sarebbe conveniente perché i pandori prodotti ora arriverebbero sugli scaffali della grande distribuzione tardi, a ridosso o dopo il Natale, quando la scontistica abbatte pesantemente i prezzi. Come dire: non ha senso produrre a prezzo pieno quando si è certi che i pandori saranno venduti a un euro al pezzo. Per di più in magazzino sarebbero finiti gli astucci di cartone con il logo dell’azienda che ha inventato il pandoro nel 1894. Resta il fatto che i consumatori hanno dimostrato una straordinaria disponibilità a supportare la ripartenza dello storico marchio veronese. Al momento il pandoro Melegatti continua comunque ad essere venduto nel riaperto spaccio aziendale dello stabilimento di San Giovanni Lupatoto. Non possiamo nascondere che questa nuova richiesta di cassa integrazione ci ha spiazzato. Contavamo che i lavoratori potessero passare direttamente a lavorare per la campagna delle colombe pasquali. Vigileremo con grande attenzione sulle prossime scelte dell’azienda — dice Maurizio Tolotto della Fai Cisl di Verona. Intanto continua la campagna dei dipendenti sul web che ha trascinato le vendite nelle ultime settimane con gli hashtag #NoisiamoMelegatti e #NataleConMelegatti.

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