OPINIONI

Largo ai manager

In un mercato sempre più internazionale e competitivo vince chi fa innovazione di prodotti, un'organizzazione manageriale efficiente, una politica di acquisizioni coerente. Lo dimostrano Ferrero, Lavazza, illy e molti altri - di Paolo Dalcò

In tutti i mercati si registrano forti concentrazioni, sia nelle materie prime sia nei prodotti trasformati. Alcuni esempi: oggi il 70% della carne di suino nel mondo è in mano a quattro operatori. La concentrazione si registra anche nel pomodoro, nell’olio, nel grano. Il tonno è nelle mani di quattro multinazionali. Una è italiana, Bolton. Ha una strategia internazionale di successo come Ferrero, Lavazza, Illy, Perfetti… E i risultati si vedono. Crescita di fatturato e di margine. Posizioni di leadership in diversi mercati. Prodotti di marca venduti in tutto il mondo. Anche Barilla ha investito all’estero e conquistato la leadership nel mercato mondiale della pasta. La pasta oggi è una commodity che viene prodotta in diversi paesi. Stanno crescendo i prodotti biologici e integrali. Barilla ha saputo cogliere bene queste opportunità sul mercato italiano investendo anche sul brand Voiello. Sul fronte innovazione di prodotto e di servizio molto ancora c’è da fare. Il prodotto pasta si vende sempre nelle stesse confezioni e a prezzi inferiori a quelli praticati diversi anni fa. Sulla scena sono entrati altri operatori e le catene con i loro prodotti a marca privata che hanno conquistato quote considerevoli. Oggi i veri protagonisti del mercato sono le Pl. C’è chi prevede che arriveranno al 50% di quota di mercato. Barilla, se vuole crescere, deve continuare a innovare in prodotti salutistici e del benessere, in prodotti-servizio, aprire catene di ristoranti, acquisire altre aziende. E focalizzarsi sui prodotti che generano maggiori volumi e margini. In un ipermercato ci sono ben 380 referenze di Barilla, di cui circa 50 di pasta. La strategia di crescere in modo sostenibile deve sposarsi con quella dei volumi e del fatturato, altrimenti rischia di essere una strategia di nicchia. Il messaggio vale anche per Amadori, Veronesi, Auricchio, De Cecco, Cremonini, Colussi e per altre aziende familiari. La soluzione? Forse fare meno prodotti e dare più spazio ai manager come è successo in Ferrero, Bolton, Lavazza e Illy dove i risultati sono migliorati e continuano a migliorare.

Paolo Dalcò

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