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Mutti contro il caporalato e per il lavoro equo

L’azienda conserviera parmense ha stilato un documento intitolato “Sostenere condizioni di lavoro eque nell’industria italiana del pomodoro - Il nostro impegno e un invito all’azione”. Obiettivo: condividere le proprie iniziative, con un invito all’azione rivolto a tutti gli attori della filiera

Mutti prende ufficialmente posizione contro il caporalato, e a favore della diffusione di buone pratiche per il rispetto dei diritti dei lavoratori nell’ambito della filiera del pomodoro. Lo fa con un documento ufficiale, un ‘position paper’ il cui titolo è: ‘Sostenere condizioni di lavoro eque nell’industria italiana del pomodoro – Il nostro impegno e un invito all’azione’. “L’obiettivo principale – si legge nel documento – è condividere con i nostri stakeholder esterni – in particolare con i nostri clienti diretti – l’approccio e le iniziative che abbiamo intrapreso per gestire eventuali circostanze rischiose. Con questo desideriamo non solo rendere note le nostre attività, ma vorremmo utilizzare questo documento anche come mezzo per lanciare un invito all’azione, rivolto a tutti gli attori del nostro settore”.

LA POSIZIONE DI MUTTI SUL LAVORO NELLA FILIERA

Dopo aver fornito alcune evidenze sull’industria italiana del pomodoro e uno scenario generale di come lavora la filiera che conferisce a Mutti, l’azienda offre alcuni spunti sui principali temi che intende affrontare, con particolare riferimento al fenomeno del caporalato. “Negli ultimi decenni, il settore è stato scosso dal verificarsi di alcuni incidenti relativi alle condizioni di lavoro a monte della catena di approvvigionamento. A ciascuno di questi episodi hanno fatto seguito le testimonianze di lavoratori i cui diritti umani non sono stati riconosciuti né applicati. In effetti, sia la dimensione sia la gravità di questi problemi sono decisamente diminuiti negli ultimi anni, soprattutto grazie alla graduale sostituzione delle tradizionali tecniche di raccolta – che consistevano nell’impiego di squadre di braccianti con il compito di raccogliere i frutti a mano – con la pratica moderna della raccolta meccanica. Sulla base della nostra profonda conoscenza dell’industria italiana del pomodoro, abbiamo concluso che le maggiori minacce all’attuazione dei diritti umani e all’offerta di condizioni di lavoro eque sono situate a monte della catena di approvvigionamento, a livello di aziende agricole e connessioni tra ciascun attore e i suoi fornitori e clienti diretti”.

PERICOLI DEL SETTORE E POSSIBILI SOLUZIONI

I due principali problemi individuati da Mutti sono il caporalato e il “ricorso a contratti irregolari di ogni tipo”. L’obiettivo è, quindi, rendere “tutta la nostra filiera soddisfatta dei nostri prodotti, dall’agricoltore che coltiva pomodori di alta qualità al consumatore finale che sceglie le nostre specialità di pomodoro”. Alcuni anni fa, Mutti ha volontariamente adottato un codice etico, per formalizzare e rendere pubbliche le regole e le norme che hanno sempre sotteso le sue attività e decisioni. L’intero documento è stato sviluppato su sei principi fondamentali: visione di lungo termine, standard di alta qualità, semplicità, attenzione per l’ambiente, trasparenza e rispetto per tutte le persone. “A nostro parere – sottolinea l’azienda – la prevenzione è sempre il modo migliore per affrontare problemi di qualsiasi tipo. Il nostro approccio concreto è caratterizzato dai seguenti elementi:

Richiesta della raccolta 100% meccanica che implica un’organizzazione a lungo termine, qualificata e stabile;

Adozione di una strategia di politiche di prezzo e di incentivi per premiare l’alta qualità e rafforzare la posizione competitiva delle organizzazioni qualificate;

Stabilire relazioni solide e durature con i nostri agricoltori per promuovere l’equità nei rapporti contrattuali;

Valutazione di tutta la documentazione pertinente all’inizio del rapporto con i nostri agricoltori per non lasciare zone grigie a requisiti sociali ed etici”.

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LE PROPOSTE DI AZIONE

Quanto all’intero comparto dell’industria conserviera, Mutti ha sintetizzato in quattro principi le azioni che possono consentire alle imprese di migliorare la sostenibilità sociale delle proprie attività:

• Condividere regole chiare sulle pratiche di raccolta in grado di soddisfare requisiti etici e sociali, con particolare riferimento a quella meccanica;

• Garantire tracciabilità completa lungo la filiera e promuovere l’equità nelle relazioni contrattuali;

• Incentivare l’adozione, da parte degli agricoltori, delle migliori pratiche agricole con una conseguente qualità superiore della materia prima;

• Coinvolgere altri attori chiave nel settore e le istituzioni per agire insieme.

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