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Chiusure domenicali: come si fa nel resto d’Europa

L’Istituto Bruno Leoni ha esaminato la situazione negli altri Paesi europei. Mentre continuano polemiche e prese di posizione sull’ipotesi di restringere le aperture festive degli esercizi commerciali, il Codacons minaccia “guerra legale e sciopero dei negozi”.

In Italia continua a far discutere il tema delle chiusure domenicali degli esercizi commerciali, con prese di posizione e spaccature sia tra politica e grande distribuzione sia all’interno del mondo dei retailer. Lunedì scorso Eurospin ha acquistato una pagina del Corriere della Sera per sostenere, in totale controtendenza rispetto al resto della GDO, l’ipotesi di riforma avanzata dal governo: “Ci sembra importante – ha scritto il discounter – prendere una posizione netta a favore della chiusura domenicale. Siamo convinti che l’iniziale diminuzione delle vendite sarà presto compensata dall’apertura di nuovi negozi”. Presa di posizione che ha attirato su Eurospin forti polemiche da parte dei rappresentanti di altri gruppi, convinti al contrario che le chiusure domenicali porterebbero a perdite di posti di lavoro, introiti e libertà dei consumatori.

CHIUSURE DOMENICALI NEL RESTO D’EUROPA

Intanto, un’interessante novità arriva da uno studio pubblicato dall’Istituto Bruno Leoni. Si tratta di un’analisi delle chiusure, ma soprattutto delle aperture, domenicali negli altri Paesi europei e dei loro effetti sul commercio e sulla distribuzione. A non imporre alcun vincolo alle attività sono ben altri 15 Stati membri su 28: Bulgaria, Croazia, Estonia, Finlandia, Ungheria, Irlanda, Lituania, Lettonia, Polonia, Portogallo, Romania, Slovacchia, Slovenia, Svezia, Danimarca – dunque la maggioranza. D’altro canto, nelle nazioni che appoggiano la chiusura domenicale, come Francia, Germania e Grecia, sono valide diverse eccezioni e deroghe per i negozi di generi alimentari.

IL DIVIETO NON È DI MODA

Nessuno dei Paesi europei, in generale, impone un divieto totale di vendita. Le nazioni che mostrano le regolamentazioni più rigide sono Germania e Francia; in quest’ultima, ad esempio, vige la regola del riposo domenicale per i lavoratori, e possono quindi rimanere liberamente aperti solo i punti vendita detenuti dai proprietari. Con un’importante eccezione per i negozi alimentari che, fino alle 13, possono comunque operare. In tal caso, i dipendenti delle superfici superiori a 440 metri quadrati vengono pagati il 30% in più rispetto alla normale retribuzione oraria.

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APERTURE FESTIVE

La Germania, Paese di riferimento per l’export italiano, dà invece la possibilità di aprire a panetterie, fiorai, giornalai, negozi per la casa, musei, stazioni ferroviarie, stazioni di servizio, aeroporti e luoghi di pellegrinaggio. Nella vicina Austria le saracinesche restano chiuse tranne che nelle zone turistiche. Anche la Grecia, poi, applica deroghe per le strutture che vendono prodotti alimentari, fiori, articoli di antiquariato oltre a stazioni di servizio. Nei Paesi Bassi sono le autorità locali a consentire le aperture domenicali, con i negozi situati in stazioni di servizio/ferroviarie, aeroporti e ospedali che possono comunque avere orari flessibili. La Spagna ragiona per Comunità autonome: ciascuna di esse stabilisce il numero totale di domeniche di lavoro autorizzate per ogni anno. Nella maggioranza dei casi, si definiscono dieci giorni di apertura tra domeniche e feste nazionali. Nel Regno Unito, infine, si restringe solamente l’orario di apertura agli store più grandi di 280 metri quadrati: dalle 10 alle 18 in Inghilterra e Galles, dalle 13 alle 18 in Irlanda del Nord.

I VANTAGGI PER L’ECONOMIA

L’evidenza economica a oggi disponibilesottolinea lo studio dell’Istitutopresenta la possibilità di aprire la domenica come positiva per l’efficienza delle imprese, per le prospettive occupazionali e per i servizi resi ai consumatori. Un fraintendimento da evitare è pensare che vietare il lavoro domenicale equivalga a difendere il diritto dei lavoratori al riposo. Tale diritto viene difeso garantendo ai lavoratori il rispetto delle condizioni contrattuali che prevedono già i turni, i giorni di riposo e gli incrementi di retribuzione per il lavoro in giorni festivi, oltre a poter rifiutare di lavorare in tali giorni per categorie specifiche, come i genitori di bambini molto piccoli”.

FEDERDISTRIBUZIONE: ECONOMIA RALLENTA, CHIUDERE NON HA SENSO

Che reintrodurre le chiusure domenicali rappresenti uno svantaggio per l’economia è opinione condivisa anche da Federdistribuzione, che in proposito cita gli ultimi dati Istat. “Con i dati sulla produzione industriale diffusi oggi dall’Istat siamo di fronte a un nuovo segnale di rallentamento del nostro sistema economico, che getta preoccupazione e incertezza per il futuro – dichiara Claudio Gradara, presidente di Federdistribuzione –. Le più recenti informazioni certificano PIL in frenata, vendite al dettaglio a crescita zero e inflazione ormai vicina al 2%. In questa situazione l’idea di far chiudere la domenica i negozi appare davvero incoerente. Per quale ragione introdurre limiti e restrizioni che non possono che provocare un ulteriore elemento di indebolimento del sistema? E’ evidente a tutti che le chiusure, determinando meno ore e giornate di apertura, implicheranno meno vendite e consumi, meno occupazione e meno investimenti da parte delle imprese. Accentuando così il trend calante in atto”.

CODACONS MINACCIA LO SCIOPERO DEI NEGOZI

Sul fronte dei consumatori, l’associazione Codacons è pronta a dichiarare guerra legale contro il governo se saranno vietate le aperture domenicali dei negozi. “Si tratta – scrive l’associazione in una nota – di un provvedimento palesemente iniquo e discriminatorio, che se varato sarà subito impugnato davanti la giustizia allo scopo di portarlo in Corte Costituzionale. Negli ultimi 10 anni il commercio tradizionale ha subito un tracollo delle vendite del -17%, a tutto vantaggio dell’e-commerce che registra crescite a due cifre e che solo nel 2017 ha registrato in Italia un giro d’affari che sfiora i 24 miliardi di euro. Vietare le aperture domenicali dei negozi, una buona fetta dei quali concentra il proprio business proprio nei giorni festivi grazie ad un maggior numero di consumatori per le vie dello shopping, equivale a favorire i giganti dell’e-commerce che vedranno crescere vendite e fatturato, ad esclusivo danno delle piccole attività”. Per tali motivi “il Codacons è pronto a lanciare lo ‘sciopero dei negozi’ se il governo vieterà le aperture domenicali, invitando gli esercenti ad abbassare le serrande in segno di protesta, e impugnerà gli atti dell’esecutivo nelle sedi competenti allo scopo di ottenerne l’annullamento”.

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