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Guido Barilla: la terra brucia, diciamolo meglio

Non basta che la classe dirigente sia consapevole dei rischi che corre il pianeta, bisogna comunicarlo di più e meglio a chi, facendo la spesa, ha davvero il potere di cambiare le cose

È stato davvero intenso e accorato l’appello con cui Guido Barilla, presidente del BCFN, si è rivolto al pubblico del 9° Forum su Alimentazione e Nutrizione che si è concluso oggi a Milano. “Sono passati dieci anni dalla fondazione del Barilla Center for Food and Nutrition – ha detto – e sicuramente in questo decennio abbiamo fatto molti passi avanti sul fronte della consapevolezza rispetto alle emergenze alimentari mondiali. Molti grandi leader, opinion maker, politici e uomini d’impresa sono al lavoro per trovare soluzioni, ma non stiamo ancora facendo abbastanza. Dobbiamo fare in modo che la consapevolezza che il mondo sta bruciando sia metabolizzata anche dalla gente che ogni giorno fa la spesa e che, con le sue scelte d’acquisto, può costringere chi produce a cambiare modello. Oggi uno dei problemi più grandi che abbiamo è quello dell’inquinamento prodotto dalla plastica, ma tutto il nostro sistema industriale è stato progettato a partire dalla plastica. Scelta necessaria e inconsapevole, ma che va cambiata”. La soluzione? Adottare un modo più diretto per far capire alla gente che il pianeta è in pericolo. “Siamo sicuri che la parola sostenibilità, con tutto quello che le sta dietro, sia davvero compresa dalla gente? Forse dovremmo cambiare marcia nel modo di coinvolgere ed emozionare le persone su temi fondamentali per il nostro futuroha aggiunto Guido Barilla -. Dobbiamo trasmettere l’ansia, l’urgenza di fare qualcosa perché solo così si potrà generare un vero cambiamento. In questo i media possono giocare un ruolo fondamentale”.

CASE HISTORY

Il richiamo forte alla necessità di accelerare il passo nel processo di coinvolgimento dell’opinione pubblica ha avuto come eco la riflessione sul ruolo delle città nel guidare un cambiamento culturale che è tanto più efficace quanto più nasce dal gioco di squadra di diversi attori. Tanti gli esempi virtuosi. Dalla case history di Tel Aviv, che nel 2016 ha avviato il programma Bon Appetite, iniziativa di agricoltura urbana realizzata su 38 tetti dei più grandi centri commerciali della città, dove erbe aromatiche e ortaggi sono a disposizione dei ristoranti che si trovano all’interno degli stabili interessati; a quella tutta italiana di Parma, raccontata dal sindaco Federico Pizzarotti, che con il progetto di educazione fisica e alimentare Giocampus ha ridotto l’obesità infantile del 34% e aumentato del 120% il numero di bambini che vanno a scuola a piedi; passando per Milano che, mettendo in campo diverse iniziative che coinvolgono privati, scuole e imprese, punta a un abbattimento del 50% dello spreco alimentare.

L’INDICE DI SOSTENIBILITÀ DEI PAESI

Il Forum è stato anche l’occasione per fare il punto annuale sul Food Sustainability Index, sviluppato dal Barilla Center for Food & Nutrition (BCFN) in collaborazione con The Economist Intelligence Unit, che analizza le performance di 67 Paesi in base alla sostenibilità del loro sistema alimentare e al reddito. I Paesi presi in esame dall’Index rappresentano oltre il 90% del PIL globale e i 4/5 della popolazione mondiale. Giunto alla sua terza edizione l’indice ha decretato che, ancora una volta, la Francia si riconferma il Paese più virtuoso al mondo per aver adottato politiche concrete per la riduzione dello spreco, sia a livello industriale che domestico, in un mondo dove circa un terzo di tutta la produzione globale di cibo viene buttata via. Tra i Paesi a basso reddito, il Ruanda mostra le performance complessivamente migliori. Se da una parte le abitudini alimentari del Paese sono caratterizzate da diete a basso contenuto di zuccheri, grassi saturi e sodio, dall’altra la malnutrizione rimane un problema che deve essere affrontato prontamente. Tra i 23 Paesi a medio reddito, la Colombia è quello che si distingue maggiormente in agricoltura sostenibile e sfide nutrizionali. L’agricoltura sostenibile, così come la buona gestione e la conservazione delle risorse idriche, rappresentano i punti di forza del Paese. Per quanto riguarda l’Italia, secondo l’analisi del Food Sustainability Index, le sfide maggiori continuano a riguardare il campo della nutrizione, visto che la percentuale di persone sovrappeso o obese è ancora molto alta con picchi fra i più giovani che, nella fascia 5-19 anni, riguardano il 37% della popolazione. Percentuale che sale al 59% tra gli adulti. Il motivo? Poca attività fisica e allontanamento dalla dieta mediterranea. Da qui l’urgenza di lavorare di più e meglio sul fronte dell’educazione alimentare.

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