Chiusure domenicali: tutto rinviato

Nuovo ciclo di audizioni in Commissione sul testo avversato dalla distribuzione che prevede 26 aperture domenicali all’anno su 52. L’esame nel merito solo a primavera inoltrata
Chiusure domenicali: tutto rinviato

Chiusure domenicali: tutto – per ora – è rimandato. Su richiesta delle opposizioni, in Commissione Attività produttive della Camera – che sta esaminando il testo di sintesi su cui si lavora dall’estate scorsa – si è deciso di dare il via ad un nuovo ciclo di audizioni. Sul testo base – frutto dell’accordo tra Lega e Cinque Stelle – sono stati infatti richiesti nuovi approfondimenti. Ma la sostanza è che il progetto delle chiusure domenicali rallenta, considerando che le audizioni partiranno solo da fine febbraio. Verranno quindi riascoltate le associazioni di categoria, alla luce delle modifiche inserite nell’ultima versione, ossia il Ddl depositato il 31 gennaio scorso. Il 25 febbraio è il termine stabilito entro il quale i vari gruppi parlamentari dovranno indicare chi ascoltare, e per le audizioni saranno necessarie alcune settimane. L’esame nel merito, quindi, non potrà partire prima di primavera inoltrata.

IL TESTO BASE SULLE CHIUSURE DOMENICALI

Il testo base sui negozi, contro il quale anche recentemente si era scagliato praticamente tutto il mondo della Grande distribuzione italiana, prevede 26 aperture domenicali su 52 e la chiusura degli esercizi commerciali nelle 12 festività nazionali. C’è però una deroga per 4 giorni di apertura da stabilire su scelta delle Regioni. Altra eccezione è quella che riguarda, appunto, i centri storici e i negozi di vicinato che potranno rimanere aperti tutte le domeniche dell’anno, eccetto le festività. Per le zone turistiche poi le 26 domeniche potranno essere concentrate in alta stagione.

I MOTIVI DELLA ‘REVISIONE’

A rallentare sarebbe in particolare la Lega, che vuole capire meglio gli effetti del Ddl. Sul tema, la presidente di Commissione Barbara Saltamartini spiega che nei prossimi giorni “ci sarà un nuovo confronto con le realtà associative anche per rivalutare gli effetti sull’occupazione, poi passeremo alla fase emendativa”. La preoccupazione della Lega è infatti quella dei possibili effetti (meno posti di lavoro e meno consumi) sull’economia in un momento di pesante rallentamento. Più intransigenti i Cinque stelle: “Con questa proposta di legge – spiegano in una nota i portavoce M5S in commissione Attività produttive – abbiamo raggiunto un compromesso che rappresenta un ottimo punto di partenza. Ogni testo è certamente sempre migliorabile e il lavoro parlamentare serve proprio a questo, ma siamo certi che non si può tornare indietro, perché gli interessi dei cittadini sono più importanti degli interessi di qualsiasi lobby”.

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