La carne vegetale è sempre più italiana

Se quando si parla di carne vegetale l’Italia paga dazio in campo culturale, lo stesso non si può dire in campo commerciale e industriale, con startup, pmi e multinazionali molto attive su questo fronte
La carne vegetale è sempre più italiana

“Tra cinque anni i nostri prodotti costeranno meno della carne tradizionale” con questo frase ad effetto, Chuck Muth, Chief Growth Officer di Beyond Meat, ha chiuso il suo speech durante il panel dedicato alle proteine vegetali andato in scena durante l’ultima edizione di Anuga.

Tale affermazione è andata ad aggiungersi a quanto già espresso dal dirigente durante il discorso circa la volontà di lavorare anche sulla riformulazione del prodotto nei prossimi anni.

PLANT-BASED MADE IN ITALY

Ma se dunque nei prossimi anni dobbiamo aspettarci una Beyond Meat più sana ed economica, non è necessario varcare l’oceano per trovare delle valide alternative vegetali alla carne tradizionale.

Nonostante in Italia si faccia ancora molta fatica a sdoganare il concetto di carne vegetale, anche a causa di una certa parte di stampa che informa poco, non mancano aziende e startup, che grazie a un livello di ingegneria alimentare che non ha nulla da invidiare ai progetti d’oltreoceano, si stanno ritagliando sempre più spazio in tale settore.

Ad Anuga ne abbiamo incontrate due.

DALLA CULLA DELLA NORCINERIA, IL POLLO VEGETALE.

A due passi da Perugia, nel cuore dell’Umbria, la regione unanimemente considerata come la patria della lavorazione delle carni suine, ha sede Joy Food.

L’azienda, fondata e gestita dalla famiglia Musacchio, dal 2014 produce alternative vegetali alla carne, essendosi specializzata negli ultimi anni soprattutto nel pollo, ma anche bacon e e manzo. Rispetto ai suoi concorrenti d’oltreoceano, i prodotti della linea Food Evolution hanno ovviamente un’etichetta più corta, sono più sani e digeribili.

SULLA VIA EMILIA, LA RISPOSTA ITALIANA A BEYOND

Qualche chilometro più a nord, precisamente a Modena, ha sede Emilia Foods. L’azienda specializzata nel cibo congelato, italiana ma con una grandissima vocazione all’export, soprattutto nelle Americhe e in Asia, ha da poco lanciato la sua versione del plant-based burger.

Il prodotto, commercializzato sotto il brand Via Emilia, può considerarsi come la risposta italiana a Beyond e Impossible, potendo contare anch’esso ovviamente su di un’etichetta più corta e comprensibile.

MA I COLOSSI NON STANNO A GUARDARE

Startup, aziende e …multinazionali. Alcuni giorni fa è stato ufficializzato il progetto Smart Protein, inserito nel programma europep Horizon 2020, tra i cui partner spicca la presenza di Barilla oltre che della scaleup israeliana Equi-Nom.

Il progetto, condotto dalla scuola per la nutrizione e il cibo dell’università di Cork in Irlanda, studierà come estrarre proteine edibile dalla fermentazione deglii scarti della lavorazione della pasta, del pane e della birra.

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