Identikit del consumatore post crisi

Una volta superata l’emergenza Covid-19, la disponibilità del consumatore alla spesa si potrebbe muovere tra due atteggiamenti opposti: revenge e reset

L’emergenza Coronavirus ridefinisce riti e abitudini del consumatore italiano. Dopo una prima fase di assalto allo scaffale, le visite negli store si dilatano, aumenta lo scontrino medio, cresce la logica di stock nella selezione dei prodotti. Ma non solo. Il concentramento di affluenza tradizionalmente registrato del week end si distribuisce lungo gli altri giorni della settimana. Sono alcune delle principali indicazioni emerse dalle rilevazioni rilasciate durante il ciclo di webinar “Italiani in lockdown – tra nuove paure, nuove abitudini di acquisto e desideri rinviati”, promosso da Gfk.

LE AREE DI OPPORTUNITÀ

L’istituto di ricerca ha indicato anche sei aree che dalla crisi potranno trarre possibilità di crescita. «La serrata del canale horeca porta 30 milioni di persone a consumare la colazione tra le mura domestiche – spiega Marco Pellizzoni, Commercial Lead Consumer Panels di Gfk – con evidenti vantaggi per le categorie di prodotto collegate al primo pasto della giornata. Buone prospettive si registrano poi per gli ingredienti di base, spinti da una ritrovata voglia di cucinare in casa. E altrettanto vale nel caso delle referenze pensate per rispondere alla richiesta di pranzi veloci: piatti pronti e surgelati possono infatti trovare un valido pubblico tra la crescente platea degli smart worker. Interessanti spazi di espansione si aprono per i prodotti legati alla cura della casa e della persona, con particolare riferimento all’area della pulizia e della disinfezione, e per le referenze che consentono di ricreare il fuori casa in famiglia, in primis caffè e pizza. Infine, vanno tenute in osservazione le potenzialità indotte dall’aumento della componente maschile tra i responsabili di acquisto, registrato proprio durante queste settimane di emergenza. Potenzialità che però potrebbero avvantaggiare più la marca privata che i brand, considerata l’attenzione che gli uomini ripongono verso la leva del prezzo».

LE PROSPETTIVE

Guardando poi oltre la crisi, Gfk individua due possibili scenari. «Il primo – osserva Giuseppe Minoia, insight advisor del’istituto di ricerca – coincide con l’ipotesi più rassicurante e prevede un sostanziale ritorno allo status quo ante. In questo caso, ci si potrà attendere un atteggiamento di revenge spending: in buona sostanza, il consumatore post traumatico sarà spinto da una voglia di riscatto che lo porterà a recuperare tutto quanto non si è potuto fare – ed acquistare – nelle settimane di quarantena. Così sta avvenendo in Cina. Il secondo scenario rimanda invece a un contesto più problematico, che presuppone una reazione improntata al reset spending. In questa ipotesi, si dovrà tenere conto che i traumi e lo stress causati dalla pandemia non verranno superati facilmente. Occorrerà quindi ridefinire le modalità di approccio al consumatore: le aziende saranno insomma chiamate a stabilire un new deal, che stabilisca regole e metriche nuove. Il tempo per farlo però sarà molto ristretto».

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