Piccoli frutti, innovazione in corso

I top player guardano al futuro grazie agli investimenti su nuove varietà, residuo zero, e pack ecosostenibili

Dopo anni di crescita in doppia cifra, il 2020 per i piccoli frutti è stato l’anno della frenata. Il temuto tracollo, fortuntamante non c’è stato: l’effetto pandemia sui consumatori (che hanno privilegiato referenze dalla maggiore shelf life) è stato compensato dai trend della seconda parte che, grazie a una buona battuta di cassa, hanno visto i saldi tornare a un livello molto vicino a quelli pre-Covid. In questo scenario non semplice, i top player hanno scelto di guardare al futuro premendo sull’acceleratore dell’innovazione con investimenti su nuove varietà (resistenti e dalla maggiore shelf life), residuo zero, e pack ecosostenibili.

IL MIRTILLO A RESIDUO ZERO

È il caso di Sant’Orsola, leader nazionale nel settore dei piccoli frutti, che a fine marzo ha presentato ufficialmente il primo mirtillo a residuo zero italiano: un risultato per la realtà trentina che rappresenta il culmine di un cammino di certificazione (la CSQA) avviato già da alcuni anni “scegliendo le aree italiane più adatte ai particolari e precisi metodi di tutela e difesa richiesti – spiega il Direttore Generale Matteo Bortolini, formando appositamente i soci della Cooperativa e garantendo loro continua e puntuale assistenza da parte dello staff di tecnici esperti di cui si avvale, incontrando disponibilità e sensibilità verso il progetto. Il rigoroso e specifico disciplinare di produzione concordato garantisce allo stesso tempo il socio produttore, la difesa delle coltivazioni, il livello elevato della qualità dei mirtilli, il consumatore ed il brand della Cooperativa. Coltivato in Sicilia e Calabria, il mirtillo a residuo zero (varietà gigante americana) ha superato i rigorosi controlli dell’ente certificatore registrando residui di fitofarmaci inferiori al limite minimo quantificabile: meno di 0,001 parti per milione. “Il progetto ambizioso del mirtillo residuo zero – sottolinea Bortolini – vuole esaudire il crescente desiderio dei consumatori di acquistare frutta sempre più salutare e risponde alla volontà della nostra Cooperativa di garantire la completa sostenibilità della filiera produttiva”. In questa direzione vanno anche i pack della nuova referenza fra i quali  spicca una nuova confezione da 125 grammi 100% plastic-free.

Il Mirtillo Residuo Zero Sant’Orsola nella nuova confezione da 125 g 100% plastic free

PICCOLI FRUTTI, GRANDI INTENTI

Sul fronte del pack si è mossa con decisione anche Apofruit, che ha recentemente lanciato una nuova confezione in cartone 100% riciclabile nella carta, in grado di preservare l’integrità dei prodotti e al contempo di mantenere un basso impatto ambientale. Un tassello nella strategie di sostenibilità e sviluppo del Gruppo, presentato recentemente, che vedrà un grande impegno nel quinquennio 2021-2025 in direzione dell’innovazione, in particolare quella varietale: per i piccoli frutti i riflettori saranno puntati su fragole Sabrosa e Rossetta, sul mirtillo Fall Creek e sul lampone Adelita. “Questi progetti richiedono una programmazione accurata che è già in atto – dichiara Mirco Zanelli, Direttore Commerciale Apofruit –, ma anche il sostegno da parte di Apofruit verso i produttori, attraverso forme di finanziamento quali l’OCM e i PSR per sviluppare sia l’innovazione varietale sia investimenti per la protezione delle produzioni e il miglioramento della qualità. Saremo conseguenti sul mercato con una politica commerciale aggressiva e attenta alle esigenze del consumatore in termini di ecosostenibilità anche a livello di packaging. In un momento dove l’agroalimentare europeo si sta attrezzando per rispondere concretamente alle nuove indicazioni del From Farm to Fork, Apofruit unisce l’esperienza passata e la visione di futuro per dare ai propri associati e al made in Italy le risposte per crescere”.

Mirco Zanelli, Direttore Commerciale Apofruit
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