Grano duro: import in crescita

Nei primi dieci mesi del 2023 ha superato i 2,6 milioni di tonnellate, con una spesa si oltre 1,1 miliardi di euro. Piccola flessione per l’export di pasta: -3% a 1,68 milioni di tonnellate
Grano duro: import in crescita

Tempi difficili per il grano duro e la filiera che ad esso fa riferimento: come illustra un articolo del Sole 24 Ore, nel 2023 l’importazione è notevolmente cresciuta (oltre 2,6 milioni di tonnellate nei primi da gennaio a ottobre, pari al +85% su base annua, con una spesa di oltre 1,1 miliardi di euro, contro meno di 700 milioni del 2022), mentre il deficit estero potrebbe superare per la prima volta il 50 per cento. Il maltempo, oltretutto, ha inciso negativamente su qualità e resa per l’industria molitoria. Senza contare che dall’inizio della campagna di commercializzazione del grano duro i prezzi sono calati del 35%, mentre i costi sono rimasti elevati.

LA TURCHIA PRIMO PRODUTTORE

La filiera italiana resta peraltro un fiore all’occhiello e un simbolo dell’agricoltura nazionale. A fronte di poco meno di 1,3 milioni di ettari, la produzione si attesta attorno a 4 milioni di tonnellate, scese nel 2023 a 3,8 milioni. In un mercato mondiale da 30 milioni di tonnellate, poco più di una nicchia rispetto ai 700 milioni che raggiunge il grano tenero, stante il crollo della produzione canadese il primato è andato alla Turchia con 4,3 milioni di tonnellate e un export schizzato a 1,7 milioni (otto volte più del 2022), anche se al momento è bloccato per salvaguardare il mercato interno: uno stop deciso anche dalla Russia.

Nel frattempo, l’export di pasta ha fatto registrare una piccola flessione. Sempre nei primi dieci mesi del 2023, le esportazioni sono scese a 1,68 milioni di tonnellate (-3%), mentre sono cresciute a valore, toccando i 2,57 miliardi di euro (+89 milioni, pari a un incremento del 3,6%. In questo scenario, non va ovviamente dimenticata la crisi nel Mar Rosso, che ha determinato il blocco – si auspica momentaneo – delle spedizioni attraverso il canale di Suez. Con le immaginabili conseguenze sui costi logistici (noli e container in primis), vista la necessità di circumnavigare l’Africa e il calo delle navi disponibili.

PREVISIONI IMPORT 2024: 2,5 MLN DI TONNELLATE

Quanto all’Italia, le scorte sono abbondanti. Peraltro, dall’Ucraina arriva merce che attraversa l’Europa, dovendo evitare il mare, e quindi rischia di intasare i flussi logistici e creare ulteriori problemi agli agricoltori. C’è grande attesa per l’esito finale del raccolto e per le scorte della campagna in corso, che si concluderà a luglio. Le nuove semine sono terminate e si stima un calo della produzione attorno al 10 per cento. Italmopa prevede per il 2024 un fabbisogno di 2,5 milioni di tonnellate, a fronte di un raccolto di 4 milioni di tonnellate. Continueremo a importare dal Canada: al momento restano incognite su altre fonti di approvvigionamento.

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