Il Parmigiano Reggiano trova una nuova e simbolica casa a Fontevivo. Il trasferimento del museo dedicato a questo pilastro del made in Italy non è stato concepito soltanto come un’operazione di restauro architettonico, ma come un ritorno alle origini produttive della filiera emiliana. Il legame tra il territorio e la celebre Dop affonda le radici nel XII secolo, quando i monaci cistercensi dell’abbazia locale iniziarono a modellare il paesaggio agricolo, creando le condizioni ideali per la nascita del formaggio a lunga conservazione che oggi conosciamo.
L’eredità storica e la tutela ducale
L’abbazia di Fontevivo, fondata nel 1142, fu il centro nevralgico di una rivoluzione agraria. Secoli dopo, nel 1612, Ranuccio I Farnese pose le basi per la protezione moderna del prodotto, emanando una disposizione che ne regolamentava la produzione: un atto visionario che anticipò di secoli le moderne tutele di denominazione. Il recupero dell’ex Chiesa dei Cappuccini, avvenuto tra il 2007 e il 2009, ha permesso di trasformare questo scrigno di storia in un museo moderno, oggi parte integrante della rete dei Musei del Cibo.
Un hub di cultura e gastronomia
Oltre all’aspetto espositivo, il museo si inserisce in un sistema territoriale coerente, situato a pochi chilometri da realtà iconiche come la Rocca Sanvitale di Fontanellato, il Labirinto della Masone di Franco Maria Ricci e le architetture Liberty di Salsomaggiore. Questa collocazione strategica trasforma la visita in un percorso multisensoriale che unisce la storia dell’arte, l’ingegneria idraulica medievale e l’eccellenza casearia. Il Consorzio del Parmigiano Reggiano, custode di questa eredità dal 1934, continua oggi a garantire gli standard qualitativi che rendono il king of cheeses un leader indiscusso sui mercati globali, testimoniando la continuità tra la sapienza antica dei monaci e le sofisticate tecniche di controllo contemporanee.





