Dopo la contrazione produttiva registrata negli ultimi anni, il Prosciutto di Parma chiude il 2025 in positivo, con oltre 7,1 milioni di cosce sigillate e una crescita del 5,4% sul 2024. Determinanti per questa inversione di rotta sono stati sia la maggiore disponibilità di materia prima che il suo prezzo, sempre elevato ma più contenuto rispetto agli eccessi del biennio precedente. Presso la distribuzione moderna in Italia, il Prosciutto di Parma recupera nel 2025 quote di mercato sul prodotto generico e cresce in volume, soprattutto grazie alla performance decisamente positiva del prodotto in vaschetta (+9%).
L’Europa torna a trainare
L’export del Prosciutto di Parma nell’area Ue mostra nel 2025 incoraggianti segnali di ripresa, sia nei mercati tradizionali, come Francia e Germania, sia nelle nuove destinazioni dell’Europa centro-orientale. Diverso è il discorso per i Paesi Terzi, che soffrono un contesto geopolitico dominato da incertezza e turbolenze. Tra questi, gli Stati Uniti, pur mantenendo la leadership nelle nostre esportazioni, subiscono inevitabilmente le conseguenze delle misure protezionistiche volute dall’amministrazione Trump, e vedono interrompersi quell’escalation positiva che li aveva portati nel 2024 ad assorbire la cifra record di 800mila Prosciutti di Parma.
Le conseguenze dei dazi
Gli scenari internazionali sono quanto mai diversificati e, in molti casi, complessi. Il 2025 è stato dominato dalla scure dei dazi imposti dagli Stati Uniti alle merci provenienti dall’Europa, preceduti da una altrettanto gravosa fase di negoziazioni tra Usa e Ue che ha generato nella prima parte dell’anno forte incertezza e instabilità commerciale. Con le tariffe che sono passate dallo 0% al 15%, il Prosciutto di Parma deve ora far fronte alle conseguenze che ciò potrà generare nel medio-lungo termine, senza trascurare gli eventuali sviluppi di una politica internazionale che risulta quanto mai imprevedibile.
Mercosur e Giappone sotto i riflettori
Spostandoci nell’America del Sud, riponiamo invece fiducia nell’accordo col Mercosur, che potrebbe aprire opportunità commerciali interessanti in Paesi che, tra l’altro, ospitano numerose comunità italiane. Resta forte, infine, l’auspicio di poter assistere in tempi ragionevoli alla riapertura del mercato giapponese, verso cui il nostro Governo si è mosso con particolare dedizione, intensificando notevolmente le trattative diplomatiche con il Governo nipponico.
