RETAIL

Coop riconferma la leadership e rilancia sulle aperture

La catena chiude il 2017 con una quota del 14,2% e un giro d’affari di 13,4 miliardi, rivendica la pole position tra le insegne della Gdo e rilancia sulle aperture festive

Le cooperative di consumatori sono imprese di persone, prima che di capitali (…) un soggetto collettivo leader di mercato e in grado di coniugare logiche economiche e responsabilità sociale. È significativo che la presentazione dei risultati economici di Coop Italia si apra con la rivendicazione di una natura e di una mission che da sempre guidano e orientano le scelte della prima catena distributiva in Italia. Lo rimarca con forza, Marco Pedroni, Presidente di Coop Italia, fin dall’inizio del suo intervento: Siamo leader in termini di quote e di volumi, ma soprattutto lo siamo perchè facciamo cose che altri non fanno – ha chiosato Pedroni –: avere la leadership significa essere sempre e comunque un punto di riferimento per il mercato e anticipando i tempi, come abbiamo fatto con il nostro prodotto a marchio.

I prodotti Coop sono quelli che hanno maggiormente innovato la marca del distributore: dalle garanzie sul controllo di filiera (con l’iniziativa ‘Buoni e Giusti’) alle carni antibiotic free, dalla decisione di togliere l’olio di palma da tutte le nostre referenze al progetto origini trasparenti, abbiamo sempre volute essere un metro avanti agli altri. E continueremo ad esserlo anche su altri fronti, come avverrà a breve grazie a un nuovo progetto che ci porrà all’avanguardia anche in ambito ambientale.

I numeri del 2017

Va da sé che all’interno di un insieme di cooperative quale è Coop, la leadership viaggi a diverse velocità. Nel complesso, la prima catena della distribuzione italiana conferma la sua quota di mercato del 14,2% e registra un giro d’affari di 13,4 miliardi nel retail GDO (+2,6%) e di 14,8 miliardi (+2,5%) tra attività retail e diversificazioni. Quanto alle performance economiche, nell’esercizio del 2017, nonostante l’ampia variabilità di risultati, la media delle grandi coop fa segnare un Ebitda medio pari al 4% e un risultato netto in miglioramento. Il patrimonio netto è di 6,8 miliardi di euro, il prestito sociale si attesta sui 9 miliardi. Fiore all’occhiello del gruppo, come ha ricordato Pedroni, il prodotto a marchio, che ha festeggiato i suoi 70 anni di vita con 4.500 referenze e un fatturato di 2,7 miliardi di euro, per un’incidenza a valore del 28% nei supermercati e del 21% negli iper. A quantità, il prodotto a marchio Coop rappresenta quasi un terzo delle vendite alimentari.

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Tutto questo in un contesto di mercato non facile, che quest’anno si è confermato complesso per il settore del largo consumo: dopo un primo semestre 2018 in cui si è registrata una contrazione dei ricavi (-1,8%), Coop prevede una chiusura d’anno con volumi allineati a quelli del 2017. Un segnale positivo arriva sul fronte dei cambiamenti delle abitudini d’acquisto dei consumatori: dopo anni di attenzione molto forte ai prezzi bassi, si assiste al primo leggero upgrading del carrello della spesa che, ha spiegato Pedroni, fa crescere complessivamente il valore medio del carrello.

La proposta di Coop

Tra le tante novità presentate da Coop, anche una scelta ‘politica’ che sta già suscitando un acceso dibattito. Ho scritto al ministero del Lavoro una lettera in cui comunico che le Cooperative di consumatori associate a Coop sono favorevoli a definire una nuova regolamentazione delle aperture festive e domenicali – ha annunciato Stefano Bassi, Presidente Ancc-Coop (Associazione Nazionale Cooperative di Consumatori). Riteniamo infatti che sia necessario trovare un migliore punto di equilibrio tra le esigenze dei consumatori e quelle dei lavoratori e siamo interessati a partecipare al tavolo di lavoro annunciato dall’esecutivo, sicuri che da un confronto costruttivo tra le parti coinvolte possa scaturire una nuova e più avanzata legislazione in materia. L’idea di Coop è quella di ritornare alla norma che ha già ottenuto il via libera alla Camera nella scorsa legislatura, che prevedeva 12 giorni di chiusura con 6 di flessibilità per l’esercente. Il dibattito è aperto.

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