Condimenti

Federolio, un dialogo di filiera che continuerà

Distribuzione, produzione e operatori specializzati a confronto nella tavola rotonda conclusiva di Filo d’Olio

Non vi libererete facilmente di noi. Con queste parole Francesco Tabano, Presidente di Federolio, ha chiuso Filo d’Olio, la convention che la Federazione Nazionale del Commercio Oleario ha tenuto a Roma. Un monito scherzoso, ma anche l’annuncio di voler rinnovare l’impegno a favore di una valorizzazione dell’olio di oliva. Il percorso sarà lungo e difficile, Federolio lo sa bene e per questo ha avviato un dialogo con l’intera filiera. Distribuzione compresa: a commentare i dati della ricerca sul consumatore di olio – realizzata da Doxa per conto di Federolio – sono stati anche due esponenti della Gdo. Pietro Poltronieri, Responabile Pl di Crai, ha ricordato come uno dei trend più forti nell’ambito dell’alimentare sia il legame con il territorio, che però richiede qualità e trasparenza nel comunicare ciò che si fa. Quanto alla marca privata, Poltronieri ha sottolineato il ruolo fondamentale conquistato nel segmento dell’olio extravergine 100% italiano e più in generale nel contenimento della pressione promozionale.

Per Matteo Di Gregorio, Senior Buyer di Magazzini Gabrielli, le insegne della Gdo sono al tempo stesso vittime e carnefici di un meccanismo promozionale che incide ormai per l’80% circa delle vendite di olio. Di qui la scelta di Magazzini Gabrielli di stabilire rapporti diretti con piccoli produttori per proporre anche oli monocultivar, in modo da intercettare un cliente finale alla ricerca di qualità e dunque valorizzare la categoria.

Mauro Meloni, Direttore del Consorzio Extravergine Qualità (CEQ), ha rimarcato l’esigenza di una gestione corretta del prodotto olio lungo tutta la filiera, affinché arrivi integro in termini organolettici sulle tavole del consumatore, che solo così potrà apprezzarne la differenza rispetto ad altri oli meno nobili. Per raggiungere questo obiettivo c’è bisogno di diffondere una serie di buone pratiche, conservando il prodotto a una temperatura controllata e al riparo dalla luce nei vari passaggi che compie a partire dal luogo di confezionamento. Ma serve anche la formazione, per esempio nel mondo Horeca, incentivando l’acquisto di formati più piccoli e in generale una maggiore considerazione del prodotto olio.

Il tema del processo distributivo ha chiamato in causa Andrea Sacchi, Customer Solution Manager di Number 1, operatore leader nella logistica del grocery alimentare, che ha spiegato come i costi logistici incidono mediamente il 10% nel comparto olio, rispetto al 5-6% di altre categorie del largo consumo. La buona notizia è però che c’è margine per recuperare efficienza e ottenere benefici economici, visto che la terziarizzazione strategica – cioè l’affidamento a un operatore specializzato di tutte o buona parte delle attività logistiche – è ferma al 21% nell’olio, contro il 30% del grocery secco.

Dal canto suo Francesco Tabano ha ribadito la volontà di Federolio di proseguire nella collaborazione con tutta la filiera, investendo per esempio in formazione della forza vendita delle aziende socie e dei buyer della Gdo, in modo da mettere chi lavora nei punti vendita nelle condizioni di trasferire al consumatore quel valore aggiunto che i prodotti da soli non sempre riescono a comunicare.

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